Sul Corriere della Sera di oggi è uscita un’analisi di Roger Abravanel che parte dalla vendita di Castelli alla francese Lactalis per evidenziare la mancanza di grandi aziende in Italia. Si fa riferimento anche a Fortune 500 (la classifica delle prime 500 aziende nel mondo).
http://fortune.com/fortune500/

 “Le aziende del «made in Italy» non riescono a fare il salto che le porta da «medie» a «grandi». In questa classifica l’Italia perde terreno da 40-50 anni.”

 “Il problema è che, alla lunga, i colossi globali vincono contro le nostre «nicchie».”

 “Perché per un paese sono importanti le «vere» grandi aziende? Perché sono quelle che creano i mestieri ad alto valore aggiunto e produttività, che sono poi quelli che pagano gli stipendi più alti. Le grandi aziende hanno bisogno di manager (risorse umane, marketing, innovazione/digitale, finanza), investono in ricerca e sviluppo, creano lavori di qualità. E hanno bisogno di laureati.”

 “Perché non ci sono da noi le grandi aziende? Il problema è il nostro capitalismo famigliare che, paragonato a quello di altri paesi è spesso più familista che famigliare e raramente accetta la meritocrazia e la competizione. Non fa crescere il «made in Italy» perché non ha aspirazioni di leadership globale.”

 “C’è ancora una fievole speranza e cioè che le nuove generazioni delle aziende famigliari italiane decidano di scoprire i valori della meritocrazia e della concorrenza per sfruttare la sfida digitale ed evitare la definitiva marginalizzazione.”