Senza GPS il cervello lavora meglio.

Lo spunto di oggi mi arriva grazie all’articolo uscito sul Corriere della Sera e scritto da Emanuele Trevi.

Parla di navigatori, mappe, GPS, orientamento e di quanto sia importante imparare a perdersi per far funzionare meglio il cervello.

E questa capacità può portare dei miglioramenti anche nel lavoro avendo un cervello più allenato a trovare alternative e a ricordare meglio le cose.

Trevi prende spunto da un articolo pubblicato sul Washington Post che mette in evidenza i danni causati dal GPS.

» https://www.washingtonpost.com/opinions/ditch-the-gps-its-ruining-your-brain/2019/06/05/29a3170e-87af-11e9-98c1-e945ae5db8fb_story.html

I dispositivi GPS sono entrati nel mercato solo negli ultimi 15 anni, ma è già difficile spostarsi senza di loro.

Secondo il giornalista M.R. O’Connor, questi strumenti influenzano la percezione e il giudizio. La memoria si riduce e anche la capacità di creare e di pensare a dei percorsi alternativi.

In pratica, l’ippocampo (la parte del cervello coinvolta nei processi di orientamento) non si attiva quando viene usato un sostituto meccanico.

L’ippocampo è fondamentale per molti aspetti della vita quotidiana come l’orientamento e la creazione di mappe cognitive. Permette di ricordare eventi del passato e di immaginare noi stessi in futuro.

Fermare, e quindi non allenare, questa parte del cervello porta a condizioni devastanti.